Sharing mobility, un alleato importante del turismo sostenibile - Osservatorio Nazionale Sharing Mobility
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Sharing mobility, un alleato importante del turismo sostenibile

Sharing mobility, un alleato importante del turismo sostenibile

Sharing Mobility e turismo sostenibile. È questo il tema e il nome della puntata che, all’interno della programmazione di #lessCARS, si è occupata di come la mobilità condivisa di tipo innovativo possa rappresentare una soluzione intelligente ed ecologica per diminuire gli impatti legati al traffico veicolare su aree preziose del territorio italiano, spesso fragili e da salvaguardare.
“Negli ultimi anni si è potuto apprezzare come la sharing mobility abbia conquistato quote modali sempre più importanti nelle grandi città e nulle, o quasi nulle, in tutto il resto del paese – afferma Valentino Sevino di AMAT Milano – anche nel periodo post-lockdown si è potuto osservare e misurare come le abitudini non siano cambiate visto che quasi tutti i servizi di mobilità condivisa sono tornati ai livelli pre-crisi pandemica.”
La crescente familiarità con un approccio multimodale alla mobilità in ambito urbano, utilizzo per spostarmi ciò che ottimizza in termini economici e di opportunità la mia preferenza, non riesce però a trovare uno sviluppo anche al di fuori della grande città. Il combinato di un servizio pubblico di linea non abbastanza capillare e la mancata penetrazione dei servizi di sharing mobility nelle aree interne determina così non poche difficoltà di carattere logistico per chi decide di intraprendere un viaggio alla scoperta del territorio, soprattutto sulle rotte meno battute dal turismo.
L’auto personale diventa quindi la risposta più immediata e semplice alle difficoltà organizzative, aumentando da un lato gli impatti ambientali sui territori, e dall’altro distogliendo le persone da abitudini positive consolidate come ad esempio l’utilizzo della bicicletta per i propri spostamenti. In mancanza di alternative, il paradosso a cui si giunge è quello di effettuare uno spostamento all’interno di un parco naturale in automobile e uno spostamento casa-lavoro nel traffico della propria città in bicicletta.
“In Italia c’è una crescente domanda di mobilità alternativa all’auto privata – afferma Giuseppe Dodaro, coordinatore dell’area Capitale Naturale della Fondazione per lo sviluppo sostenibile – soprattutto nei parchi naturali. Si pensi che il cicloturismo ha riguardato 77 milioni di turisti nel 2018, rappresentando l’8% dell’intero settore in Italia. Una domanda crescente a fronte della quale manca però una risposta di sistema in termini di offerta, di servizi e di infrastrutture, in grado di far avvicinare l’Italia ad altri paesi europei come la Francia, la Germania e il Belgio, che certamente nulla hanno di più in termini di attrattività turistica. Per offrire un ordine di grandezza sulle potenzialità – prosegue Giuseppe Dodaro – in Germania si contano 5,5 milioni di praticanti cicloturismo l’anno, per un fatturato di 5 miliardi di euro; in Francia il cicloturismo genera 16.000 addetti, 7 milioni di pernottamenti e un fatturato di 2 miliardi di euro”
In questo quadro esistono delle buone pratiche che arrivano dal territorio, come ad esempio il progetto del micro-carsharing elettrico presentato dall’ing. Antonella Cartolano del Comune di Padula, che collegherà quattro Comuni a vocazione turistica della provincia di Salerno: Padula, Sapri, Giffoni e Sanza. Così come il servizio 3CimeBike, illustrato da Gianluca Pin di Bicincittà, che con le sue 15 stazioni collega 7 Comuni del Centro Cadore in provincia di Belluno. Un servizio, quest’ultimo, lanciato a luglio 2020 e che in tre mesi ha permesso già di effettuare ai suoi utenti 3.000 viaggi per un totale di 25 mila chilometri percorsi.
“La forza di questi progetti è la scalabilità – secondo Gianluca Pin -. Le stazioni sono nodi di una rete che possono essere replicati e integrati con altre modalità di trasporto come il traporto pubblico, gli impianti di risalita, ma anche i servizi prettamente turistici come le navette utilizzate dagli alberghi. La riuscita di questi progetti è legata in particolare a tre fattori: la giusta localizzazione delle stazioni, le tariffe, ma soprattutto la gestione efficacie del servizio nel tempo.”
“La limitata diffusione del trasporto pubblico – sottolinea Antonella Cartolano – rappresenta senza dubbio una criticità nella fase progettuale di un servizio di carsharing in un contesto territoriale come il nostro. Fattore che però è allo stesso tempo un’opportunità perché inquadra il servizio di auto in condivisione come una valida alternativa da affiancare ai servizi di linea”.
La puntata è visibile come al solito sulla piattaforma #lessCARS, che quest’anno ospita la 4° edizione della Conferenza Nazionale della Sharing Mobility, promossa dal Ministero dell’Ambiente, il Ministero dei Trasporti e dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.